martedì 15 novembre 2011

#ilpiùgrandespettacolodopoilweekend - Recensione



L'ultimo show di Fiorello si era attestato al lontano 2004 con “Stasera pagio io... Revolution” e da allora sono passati ben sette anni prima del nuovo avvento del fenomeno Fiorello in tv. Ebbene, il miracolo è avvenuto il 14 novembre in prima serata su Rai 1, la “rete di Don Matteo”. Parlo di miracolo poiché nella moria di programmi e show raffazzonati cancellati dopo due puntate, fra reality show abominevoli e varietà raccapriccianti, serviva davvero alla televisione italiana, quella pubblica a maggior ragione, una ventata d'aria fresca, sana, capace di dare nuova luce all'intrattenimento televisivo, in grado di fornire ai telespettatori un valido motivo per trascorrere la serata davanti alla tv, un motivo che non sia legato alle finte liti obbligate e scandali spiccioli in onda sulla rete concorrente. Il fenomeno Fiorello è portatore non solo di ottimi ascolti garantiti ma anche di un modo di fate spettacolo indubbiamente genuino, senza fronzoli, prevalentemente basato sull'improvvisazione, a mio avviso il miglior modo possibile di cui dispone un one man show per far ridere sinceramente gli spettatori. Di certo Fiorello non è una novità, né è una novità il suo modo di fare televisione, né è una novità il format televisivo anche se proprio quest'ultimo è stato ultimamente vittima di abusi e soprusi da parte di autori, conduttori e critica, i quali hanno fatto passare dei disdicevoli teatrini aberranti in programmi di varietà. Il varietà suggerisce proprio uno spettacolo in grande stile, nel quale c'è spazio per ogni forma di intrattenimento, coadiuvato da un'imponente scenografia e capitanato da una personalità capace di attirare su di se tutte le attenzioni possibili. Questo è il vero varietà e questo è il nuovo spettacolo di Fiorello, né più né meno. È spettacolo allo stato puro, godibile e mai eccessivo, leggero e frizzante, con l'unico intento di divertire, un'arte ormai in via di estinzione, anzi di mutamento, poiché oggigiorno si fa ridere solo se si ricade nel ridicolo con battute a sfondo sessuale o con parolacce o con i soliti luoghi comuni. Quindi, il miracolo Fiorello è riuscito a ridare alla televisione quel tipo di spettacolo davvero genuino, asciutto, senza il bisogno di ricorrere a futili espedienti per rincorrere gli ascolti.

Nonostante ciò, siccome nessuno è perfetto qualche perplessità è legittimata a fare capolino, qualche nota stonata è normale che venga alla luce. Prima di tutto bisogna sottolineare la sequela di battute di scarso profilo umoristico propinate dal conduttore ad inizio programma, battute che sono subito ed immancabilmente ricadute sugli avvenimenti politici attuali. Probabilmente era inevitabile un rimando all'attualità, soprattutto ora che il più grande capocomico/presidente del consiglio italiano della storia è uscito di scena con la conseguente disoccupazione di decine di comici, giornalisti, scrittori e quant'altro. Ma a parte qualche battuta stantia sulla plastica facciale della Santanchè, sulle bandiere, pardon bandane a mezz'asta di Arcore, sulle presunte pilloline blu nei cassetti della scrivania di Silvio che il bonario Mario Monti potrebbe trovare, sulla caduta libera dei capelli dell'ex premier, Fiorello si è poi lasciato andare a ciò che sa fare davvero bene, ovvero lasciando in disparte il (modesto) copione per dare spazio all'improvvisazione pura con la quale riesce davvero a dare il meglio di se, interagendo con il pubblico in sala e in particolare prendendo di mira il direttore di Rai 1 Mauro Mazza minacciando più volte di poterlo baciare in bocca così come aveva fatto in passato con Fabrizio Del Noce. Anche il maestro Enrico Cremonesi non è stato risparmiato dalle battute di Fiorello così come è stato tirato in ballo Marco Baldini con le sue disavventure nel mondo del cinema.

In definitiva, Fiorello ci sa fare, la rete si fida di lui e fa bene, è uno dei pochi professionisti della tv e dovremmo andarne tutti fieri. Probabilmente una cosa piuttosto eccessiva è stata la scelta delle canzoni per riempire i vuoti che si sarebbero venuti a creare fra una battuta e l'altra. Sappiamo che Fiorello sa fare a cantare, sappiamo che è bravo e sappiamo che gode nel dare prova delle sue dotazioni vocali, ma tutto questo nei limiti della sopportazione, senza rischiare di fare una canzone su tutto così come è stato fatto nella prima puntata dello show. Caro Fiore, sei bravo a cantare, ma limitati a qualche brano, datti una regolata, poniti un limite, che ne so, quattro canzoni a serata per esempio. Buona invece la scelta di puntare sulle cover dei brani, reinterpretati con stili musicali diversi dalle versioni originali. Nulla da dire invece sugli ospiti, Novak Đoković in verità non si è capito se ci fa o ci è e Giorgia invece è stata semplicemente magistrale, è stata al gioco ed ha interpretato a fine serata “Se telefonando” in versione anticata in bianco e nero dalla dubbia utilità; l'eunuco canterino Giuliano Sangiorgi ci ha invece deliziato con la sua grandiosa potenza vocale pregna di mascolinità.
Solo una nota sullo studio: ho come avuto l'impressione che la Rai abbia voluto a tutti i costi esagerare con la realizzazione di uno studio incredibilmente grande e del tutto eccessivo, esattamente come è stato fatto per lo studio del Grande Fratello, anch'esso sproporzionato rispetto alla reale utilità. In ogni caso, lodi lodi lodi allo studio e alla scenografia.

sabato 12 novembre 2011

Chiambretti Muzik Show - Recensione




Terminata inaspettatamente, seppur comprensibilmente, la buona esperienza del “Chiambretti Night”, il Pierino nazionale è ritornato venerdì 11 novembre alle 21.11 su Italia 11 con la puntata pilota del suo nuovo programma, il “Chiambretti Musik Show”, uno spettacolo dove la musica è la protagonista assoluta e incontestata. Già da questo aspetto si devono trarre alcune importanti considerazioni:
  1. La musica non piace a tutti, com'è noto c'è a chi piace solo ascoltarla con l'mp3 e chi preferisce guardarsi i relativi e del tutto superflui video musicali su altri supporti, quindi incentrare un intero programma solo ed esclusivamente sulla musica appare abbastanza eccessivo nonché rischioso;
  2. La musica possiede oggi molte piattaforme e canali di diffusione, la tv in questo è ormai obsoleta poiché ancor prima che in video, la musica è già reperibile in Rete e solo successivamente approda in televisione;
  3. C'è una rete televisiva che ha fatto la sua fortuna puntando esclusivamente sulla musica ed esiste in tutto il mondo da più di vent'anni: si tratta di Mtv.

Se prendiamo come buone o almeno come lecite queste considerazioni, è facile dedurre che un programma del genere non è una novità, è l'ultimo arrivato di una sequela di programmi omologhi di breve durata già apparsi anni or sono su più svariati canali televisivi, tematici e non. Dove sta quindi il motivo che ha spinto i vertici del biscione a puntare su un programma dall'identità incerta? Probabilmente due sono state le motivazioni, anzi due più una:
  • Italia 1 ha puntato sul personaggio Piero Chiambretti, portatore sano di simpatia ed euforia, nonché sapiente intrattenitore casalingo. La sua figura è ormai una (quasi) certezza di successo;
  • incentrare tutta la trasmissione sulla cantante Laura Pausini, donna dalla fama planetaria e dal successo incommensurabile, con al seguito milioni di fans;
  • infine, il programma è stato dichiaratamente voluto dal direttore di Italia 1. Punto.

Sorge a questo punto una chiara e banale riflessione: la Pausini la conoscono tutti, sia i fans che i non-fans, ed è un puro caso, nonché un'abile mossa strategica, che proprio venerdì 11 novembre uscisse il suo ultimo album a livello internazionale. Il programma ha così puntato tutto sul sicuro mettendo in scena un'artista celeberrima e tanto amata e facendo il verso sulla fortuita uscita del suo disco proprio il giorno della messa in onda dello show televisivo. Una mossa di marketing micidiale, non c'è che dire. Lo show ha così osannato la Pausini, l'ha riempita di complimenti, idolatrata all'ennesima potenza, lei stessa ho vomitato per tutta la trasmissione una sequela di ovvietà imbarazzanti (“a me piace cantare”, “che bella la musica”, “che figo il mio ragazzo/chitarrista”, “ammazza che tette che ho”, “quanto sono bravi i cantati americani”, “che bravo che è Pino Daniele”, “t'oh, Pino Daniele è aspite in studio”), è stato addirittura riesumato Pippo Baudo per rimembrare l'infausto giorno che valse la vittoria a Sanremo della giovine Laura, sono state chiamate le sue amiche del cuore (e ce n'era bisogno?) Alezzia Marcuzzi e Vittoria Belvedere per far soccombere nuovamente la Pausini sotto una montagna di elogi e di volemose bene. Non bastasse, per rimarcare ancor di più il fatto che quel giorno sarebbe uscito il suo nuovo disco per chi se ne fosse dimenticato, la Lauretta ha deliziato gli appassionati con ben 4 brani tratti dal disco, i primi tre cantati nelle prime due ore di trasmissione, il quarto invece fatto ascoltare verso un modesto orario, forse le 00.30 o giù di li. Del resto, chi non è ancora davanti alla tv a mezzanotte e mezza per ascoltare un brano già disponibile in Internet da 24 ore? Tutti no?!
A fare da cornice, del tutto superflua, alla trasmissione ci sono stati un utilissimo gruppo di fans che si ascoltavano il cd della beniamina in diretta, il “campione d'ascolto”, una brava Virginia Raffaele che ha interpretato la criminologa Roberta Bruzzone e l'onniscente Belen Rodriguez in modo magistrale e una Nora Mogalle e un non ben definito signore proprietario dello studio televisivo che se ne stavano in disparte a giocare a biliardo, completamente fuori contesto. In più vanno ricordati gli ospiti del Muzik Show, del tutto fortuiti: la Pausini afferma che la sua canzone preferita è “Quando” di Pino Daniele e Pino Daniele ci degna della sua presenza; viene detto che Giorgio Panariello è un grande fan della Laura e Giorgio Panariello sbuca nello studio. Il caso vuole che Panariello comincerà un suo spettacolo a gennaio su Canale 5 dove ci sarà anche la Pausini, ma questo è solo un mio tendenzioso dettaglio di poco conto.

Quindi, ritornando alla nostra riflessione iniziale, la trasmissione ha puntato tutto sulla Pausini, bella, brava e buona, incantando tutti i fans: e a chi la Pausini non piace che fa? Cambia canale. Così evidentemente hanno fatto molti telespettatori poiché lo show è stato un misero flop, raccattando appena 1 milione e mezzo di spettatori, pari a circa l'8% di share. È chiaro che questo show è stato un puro e ingenuo azzardo: puntare tutto su un solo ospite, realizzare una puntata monografica su di lui, seppur famoso, può accontentare tanti così come può scontentare altri, non vi sono vie di mezzo, oltretutto in prima serata, dove non sono ammessi scarsi risultati d'ascolto. Tutti coloro che non amano la Pausini non hanno guardato il programma, così come tutti coloro che non amano la musica o preferiscono solo ascoltarla e non vederla.
Il programma è così risultato una sesquipedale, elefantiaca, abominevole marchetta per la Pausini e il suo nuovo album, un'astuta mossa promozionale, una trasmissione-spot eccessivamente lunga, iniziata alle 21.10 e terminata alle 00.45, quindi con tutte le possibilità per annoiare il pubblico. Fans compresi.
A questo punto sorge il dubbio sull'effettiva partenza delle 8-10 puntate del programma a gennaio 2012 visti i risultati pessimi, ma bisogna altresì sottolineare che il programma potrebbe essere spostato in seconda serata, in quel caso un 8% di share potrebbe anche essere legittimo e il tempo per apportare migliorie al programma c'è tutto. Chi vivrà vedrà.

Porta a Porta - Recensione




Un noto programma di approfondimento e attualità è quello di Bruno Vespa, ormai dilagante e onnipresente da più di 10 anni nella seconda serata di Rai 1. Il pubblico del Vespa ha potuto notare una qualità decrescente dei contenuti del programma, il quale era nato come contenitore squisitamente politico per poi diventare una sottospecie di sala esposizioni dei politici più brillanti in carica, che guarda caso corrispondono con le più alte cariche dello Stato e incontrando, sempre casualmente, il consenso e la deferenza più plateale da parte del conduttore, il quale di rado ostacola o richiama all'ordine questi personaggi per dare spazio ad altri in studio. Questo carattere di prostrazione e zerbinismo di Porta a Porta nei riguardi dei potenti ha caratterizzato principalmente una fase di transizione del programma, una fase intermedia: in questo lasso temporale la “terza camera dello Stato” (come viene sovente ribattezzato il programma) è stato teatro di disdicevoli teatrini fra politici di diversi schieramenti che si sono spesso tramutati in violente risse verbali, in certi casi ricorrendo addirittura all'uso degli arti superiori, oppure in altre circostanze gli ospiti hanno deciso di abbandonare lo studio ritirandosi dal dibattito.

Sono tragicamente divenuti noti in questo programma due aspetti che io reputo inquietanti: il primo è quello dei famosi plastici utilizzati per meglio illustrare gli ambienti nei quali si sono verificati alcuni episodi di cronaca nera. Sul gesto e la volontà che stanno dietro a questa scelta non vi è nulla di male sicché l'intenzione è semplicemente quella di illustrare un luogo divenuto ben noto al paese intero e riprodotto in miniatura, con l'intento di mostrare e spiegare ai telespettatori come e dove i fatti si sono verificati. Questa intenzione diventa però preoccupante quando, sistematicamente, per ogni episodio di cronaca nera viene preparato e mostrato il relativo plastico, fra l'altro sempre più ricco di minuziosi particolari. Sembra quasi che la presenza del manufatto induca a considerare la tragicità dell'evento nello spettatore, il quale potrebbe addirittura immedesimarsi nei panni dell'assassino o della vittima e collocarsi all'interno di quella piccola realtà in miniatura. Appare evidente, se così fosse, l'intenzione di esaltare ancora di più il carattere di scandalo e sconcerto del misfatto, evidenziare l'efferatezza dell'omicidio, turbare gli spettatori mostrando loro gli ambienti e i luoghi della tragedia, come se effettivamente ve ne fosse un reale bisogno, appurato che i casi di cronaca nera, piaccia o non piaccia, sono i più seguiti e i più discussi dalle persone e ricoprono un carattere di importanza suprema capace addirittura di sovrastare ogni altra notizia, guadagnandosi le prime pagine dei giornali e ampi servizi sui telegiornali. Ma la presenza del plastico a Porta a Porta riveste anche un aspetto educativo e illustrativo, come se il pubblico non fosse capace di per se di immaginarsi l'ambiente di un delitto, come se non sapesse come agisce un assassino, come se non fosse in grado di rappresentarsi una casa. “Ecco, caro spettatore, io Bruno Vespa ti faccio vedere com'è fatta la casa dove si è svolto l'omicidio. Hai visto com'è fatta? Hai visto la camera da letto, il salotto, il bagno, i luoghi dove c'è stato l'assassinio? Guardali bene perché te li faccio vedere solo io, non è incredibile?”.

Il secondo aspetto curioso è relativo all'utilizzo della bacchetta da parte di Bruno Vespa per meglio illustrare dati e grafici sui monitor presenti in studio. Ora, considerato che non esiste programma televisivo che non abbia degli schermi di dimensioni spropositate in studio, tenuto conto che sono presenti anche in programmi di cui non ne hanno alcun bisogno, il Vespa nazionale ci tiene invece ad illustrate le cose con la bacchetta, come se i telespettatori da soli non fossero in grado capire o fossero impossibilitati alla vista, come se si fosse effettivamente a scuola: il maestro Vespa mostra agli alunni spettatori gli esercizi sulla lavagna, così gli alunni capiscono meglio e quelli che non ci arrivano da soli alzano la mano e chiedono di ripetere. Non vi è alcun effettivo bisogno della bacchetta, gli schermi sono sufficientemente grandi per vederci bene e capire con chiarezza ciò che viene mostrato, senza bisogno alcuno di un conduttore che faccia le veci del maestro.
Ordunque, questi due tragici particolari non possono che compromettere l'utile intenzione di divulgazione politica e di attualità del programma, riducendolo spesso ad una sorta di lezioncina succinta e precisina dove un conduttore/insegnante propina spiegazioni agli spettatori/alunni, rendendo meno il ruolo di approfondimento giornalistico cui aspira il programma. Nonostante ciò, bisogna riconoscere che questi aspetti possono senza dubbio risultare utili ad un gruppo sostenuto di telespettatori, anche se la maggioranza degli italiani, come si sa, non ha di certo bisogno di essere coadiuvata nella comprensione.
Oggi “Porta a Porta” sembra essere andata oltre questa fase intermedia, probabilmente Bruno Vespa si è reso conto che il pubblico che voleva educare si è forse acculturato un po' troppo riuscendo dunque a riconoscere un carattere di imparzialità nel programma. Per ovviare a ciò, Vespa sembra avere dato una piega diversa alla trasmissione: è opportuno notare quanto il numero di ospiti in studio sia notevolmente diminuito, arrivando a puntate con addirittura un solo ospite per fazione politica, o due al massimo; gli interventi degli ospiti sembrano essersi ridimensionati alle volontà del conduttore che cerca di dare uguale diritto di replica a tutti i presenti indipendentemente dal colore politico, arrivando persino a controbattere certe affermazioni o correggendo quanto da loro detto; il numero di plastici sembra essere diminuito, anche se questo aspetto è da mettere in relazione ai casi di cronaca nera che arrivano a ricoprire un ruolo di importanza nazionale. Infine, il programma continua ad essere intriso di grafici, di dati e di sondaggi, inducendo il recidivo Vespa a non rinunciare alla sua amata bacchetta.

Panoramica televisiva 2


Si è parlato in precedenza della tv di bassa qualità e della precarietà argomentativa di taluni programmi di intrattenimento che mettono in atto strategie di accanimento sensazionalistico al fine di ottenere più successo possibile. Bisogna a questo punto sottolineare quanto questo tipo di impostazione prevalga nella televisione privata piuttosto che in quella pubblica, ciò dovuto probabilmente a due fattori: per la televisione pubblica vale evidentemente il principio di un codice etico che evidenzia il carattere di servizio pubblico, quindi la facoltà di offrire al cittadino/utente un servizio di qualità senza correre il rischio di ricadere nella trappola del trash; per la televisione privata si sottolinea piuttosto il fattore economico, quanto gli investimenti di terze parti influiscono sulle capacità e possibilità di mettere in scena programmi tv dignitosi. Ma il fattore economico non è del tutto sufficiente a motivare la precarietà di questo genere di televisione poiché va tenuto conto del valore degli ascolti che, ancora di più che per la tv pubblica, sono fondamentali per la tenuta di uno show. Va da se che la qualità del prodotto privato è costantemente minacciata dalla maggiore volontà di guadagnare ascolti: in pratica, ci si concentra di più a colpire lo spettatore piuttosto che puntare sulla qualità offerta, principalmente perché questa strategia è più facile da mettere in atto e non necessita di facoltà o conoscenze particolari da parte dei telespettatori per la corretta comprensione dei programmi. Questo aspetto non è nient'altro che il carattere della televisione e di ogni tipo di prodotto di massa: più un prodotto è onnipresente e facilmente fruibile, meno capacità cognitive, psicologiche e culturali vengono richieste per la sua fruizione. È facilmente intuibile che, essendo la tv un apparecchio presente almeno in una unità in tutte le case degli italiani, essa sia per sua natura un medium di massa e perciò di bassa qualità nei contenuti. Nonostante ciò, possono benissimo esservi programmi di buona qualità anche all'interno di un mezzo come la tv, ciò è legato al valore dell'importanza e dell'affidabilità della fonte di cui si è parlato più sopra.
Risulta opportuno evidenziare quanto il carattere di bassa qualità dilaghi nella televisione privata, come detto prima, e quanto esso risulti di vitale importanza per queste aziende. Nel nostro contesto, vi sono in Italia tre principali aziende televisive ad offrire, rispettivamente, un servizio pubblico e due privati: Rai, Mediaset e Telecom Italia Media. Analizzerò nei successivi post profili di alcuni programmi che io reputo fra i più rappresentativi delle tre aziende, sia sotto il profilo della notorietà e sia sotto quello della qualità.

Panoramica televisiva 1


Un tempo, quando i libri erano vergati a mano e gli artisti (quelli veri) sgobbavano interi anni per completare opere d'arte immaginifiche correndo il rischio di non ricevere neppure uno straccio di ringraziamento qualora l'opera non incontrasse il gradimento del committente, era assai facile riconoscere ciò che era di qualità. (S)fortunatamente i mezzi di comunicazione di massa non solo hanno reso più arduo il riconoscimento delle opere di qualità, ma hanno messo anche in discussione il concetto stesso di arte e di conseguenza anche ciò che può avere valore o veicolare informazioni serie ed affidabili. La televisione, quale mezzo di comunicazione più rappresentativo della categoria, non è da meno. L'evoluzione dell'utilità televisiva è ben nota: da elettrodomestico casalingo avente una funzione didattica ed informativa, la tv è diventata un contenitore pittoresco di mero intrattenimento. Il fatto curioso, per non dire tragico, è che all'interno degli stessi programmi tv diviene sempre più difficile riconoscere l'informazione in quanto insieme di determinate notizie e distinguerle dalla non-informazione, ovvero tutto ciò che non è notizia. Ma, come ci insegna il principio base della comunicazione, è impossibile non comunicare e va da se che non esistono non-notizie. Allora si pone il dubbio su cosa sia più autorevole di un altro, o cosa sia più importante di un altro: in pratica, diviene fondamentale stabilire ciò che ha valore informativo e formativo e ciò che invece è solo rumore, ovvero nozioni che se anche trascurate non compromettono la nostra comprensione delle cose. Quindi, possiamo ridurre all'osso la questione distinguendo le notizie importanti dette da fonti che si reputano autorevoli dalle non-notizie, evidentemente diffuse da fonti che non hanno neppure la pretesa di essere minimamente credibili.

È chiaro che il profilo della televisione si è sempre più avvicinato a quello di intrattenitore casalingo e nessuno spero osa immaginare una tv fatta principalmente da notizie continue, ciò sarebbe ai limiti della sopportazione umana oltre che fonte di noia assoluta. Il telespettatore desidera soprattutto divertirsi, o per lo meno rilassarsi difronte alla tv, quindi è giusto che vi siano programmi adatti a tale scopo. Ma intrattenere non significa ricadere nel ridicolo, è solo sufficiente rendere piacevole o più leggero un programma per riuscire nell'intento. 
Ormai viviamo in una tv dove è difficile sia intrattenere che riconoscere le notizie importanti, ed è altresì complesso scindere in modo abbastanza preciso questi due aspetti poiché capita talvolta di essere protagonisti di programmi di informazione inseriti in programmi di intrattenimento: quale identità riconoscere al programma ed ai contenuti da esso veicolati? A mio avviso le cose non sono rese complesse solo da questo discutibile aspetto, quanto piuttosto da una maniera globale di fare televisione, una maniera che antepone lo scandalo alla qualità della messa in onda: se la premessa è l'effetto sensazionalistico il risultato atteso non può che essere di sconcerto nello spettatore. Decine di programmi sono sorti con questo intento, la maggior parte dei quali ormai cessati, ma lo tsunami di prodotti tv a breve durata ha finito col sopraffare quei pochi programmi di qualità rimasti, costringendo essi o ad un'inversione di rotta indirizzando i propri contenuti alle nuove aspettative del pubblico, oppure conducendoli ad un'inevitabile fine. Mi riferisco chiaramente alla formula del reality show e del suo primogenito talent show. Le due formule, erroneamente considerate distinte, sono in realtà uno il prodotto (o la conseguenza) dell'altro, quindi inscindibili. Questo format un tempo innovativo nonché novità assoluta, oggi è a dir poco ridondante e invasivo, i limiti connessi alla sua originalità sono ormai più che evidenti tant'è che se fino a poco tempo fa la tendenza di buona parte delle reti era quella di dotarsi di almeno un reality show a stagione, oggi questo primato è stato via via abbandonato da quasi tutte le emittenti. Il reality show è stato portatore di forme di intrattenimento di bassa qualità, infima in alcuni casi, propinando al pubblico una miscellanea di situazioni ridicole, in taluni casi addirittura tendenti alla volgarità, scene che ruotano attorno a rocambolesche e spesso fittizie storie d'amore costruite a tavolino al solo scopo di coadiuvare il gossip spicciolo fra i telespettatori, per non parlare di miserevoli teatrini sceneggiati da insulti perpetui, parolacce a vanvera e virtuosi giuochi lessicali abilmente censurati da immancabili e tempestive bippate, mai però sapientemente dosate affinché potessero coprire l'intera parola, bensì abbondantemente corti per meglio lasciar trapelare i rosei epiteti enunciati.
In ogni caso, il filo conduttore di questa tv sembra essere il litigio continuo, spesso e volentieri voluto e scatenato dai conduttori stessi i quali tendono sempre a lasciare libero sfogo alla rissa, intervenendo per una sua cessazione quando ormai è troppo tardi e il pubblico già si è fatto grasse risate. Ora però tutto questo sembra che si stia riducendo, i reality si stanno piano piano rintanando, le risse televisive sono sempre più contenute, lo scandalo sembra sempre più affievolirsi, la gente da casa è ormai satura di finti attori travestiti da concorrenti, di presunti flirt e inciuci pensati a regola d'arte, di eliminazioni inaspettate e di televoti manipolati, è stanca di vedere un unico programma con dieci titoli diversi e un unico filo conduttore, un'unica regia, un unico intento.

È chiaro che la televisione è un'azienda e in quanto tale essa può offrire prodotti o servizi i quali devono costantemente essere monitorati per capire se incontrano le aspettative preposte dall'azienda e i gusti del pubblico: in tv tali prodotti sono i programmi e il parametro che misura il successo o l'insuccesso è l'Auditel che misura le percentuali di ascolto. Chiaramente, se i dati Auditel non corrispondono al risultato che l'azienda si era preposta di raggiungere il programma sarà un insuccesso, nel caso contrario allora si parlerà di enorme trionfo. Tutto questo per dire che è naturale che vi sia concorrenza in tv ma non è affatto normale che questa debba a tutti i costi essere vinta dalla spregiudicatezza costante di taluni programmi tv che pur di intascarsi qualche punto di share sono disposti a mettere in scena dei pietosi siparietti grotteschi. Tale tipo di tv è piaciuto fino a un certo punto, ora sembra venuto il momento di abbandonare questo stile e dedicarsi ad una televisione non dico migliore o più giusta, ma almeno più sobria, con toni più bassi e possibilmente con conduttori che già di per se siano sinonimi di intrattenimento.