Decaduto
o non decaduto? E le nozze di Belen, belle vero? Ma il governo cade o
non cade? E del presunto maltrattamento del bimbo ad “S.O.S. Tata”
ne vogliamo parlare?
In
un paese in grave recessione dovuta a quell'onnipresente crisi
economica che stiamo vivendo, gli argomenti che più fomentano la
cittadinanza sono proprio questi: inezie da poco conto, quisquilie
superflue che altro non fanno che alimentare il gossip. A rincarare
la dose ci mancava solo Barilla con l'esternazione del patron Guido a
proposito della “tradizionale” famiglia messa in mostra nei suoi
spot: “Non metterei in una nostra pubblicità una famiglia gay
perché noi siamo per la famiglia tradizionale. Se i gay non sono
d'accordo, possono sempre mangiare la pasta di un'altra marca”,
sentenziò Guido Barilla al programma radiofonico “La Zanzara”,
scatenando un sacco di polemiche e fomentando la classica divisione
fra coloro che appoggiano l'idea della cosiddetta famiglia
tradizionale e quelli invece che danno lezioni di sociologia
ricordandoci che le famiglie in realtà sono di tanti tipi diversi,
senza che vi sia una concezione univoca sull'idea stessa di nucleo
famigliare.
Ma
il concetto sollevato da Barilla, a mio avviso, non si pone affatto
su un livello socio-antropologico di fondo, bensì è di tipo
puramente commerciale. Barilla, come qualsivoglia altra marca,
veicola determinati valori ed allo stesso tempo si rende disponibile
ad un'investitura di valori provenienti proprio dai consumatori,
generando così una sorta di “patto comunicativo”, di contratto
fra produttore e consumatore oppure, detto in termini tecnici, fra
enunciatore ed enunciatario, legati assieme dal discorso di marca
(l'enunciato). Trattasi dell' ABC dell'analisi del marketing e del
discorso di marca in generale e stupisce come le dichiarazioni di
Guido Barilla tanto facciano discutere: la marca Barilla ha
deliberatamente deciso di rappresentare un tipo di famiglia e
del resto non avrebbe di certo potuto rappresentarli tutti. Vale lo
stesso discorso per altre marche, come Nike, che in ogni spot ci
propina atleti intenti a destreggiarsi in qualche sport, come dire
che per indossare scarpe Nike bisogna per forza essere degli
sportivi. È evidente che le cose non stanno affatto così: se Nike
ha scelto di rappresentare nei suoi spot l'utilizzatore tipo dei suoi
prodotti (lo sportivo), Barilla ha deciso di raffigurare la famiglia
tipo per il consumo della sua pasta (padre, madre e figli/o). Si
tratta di un discorso inclusivo e non esclusivo poiché queste scelte
non escludono aprioristicamente qualsivoglia altro consumatore,
ovvero un consumatore diverso da quello presente nel discorso
pubblicitario. Nessuno vieta a nessuno di utilizzare alcunché e
stupisce ancor di più come i consumatori omosessuali solo ora si
accorgono del tipo di famiglia veicolata da Barilla: se davvero è
presente il sopraccitato patto comunicativo, anche i consumatori
omosessuali hanno deliberatamente accettato le condizioni di questo
contratto, sono stati accondiscendenti, hanno recepito positivamente
quell'immagine di nucleo famigliare che proprio adesso si ritrovano a
contestare.
In
definitiva, Guido Barilla non ha fatto altro che ribadire l'idea
veicolata dal marchio sulla famiglia, ed è un'idea soggettiva,
arbitraria, propria della marca in questione; è un valore in cui
crede e nel quale ha fondato il proprio nome: trattasi di idea
personale, di libera manifestazione del pensiero, non invece di un
diktat politico, di un'impostazione culturale obbligata. E per
rimarcare ancor di più l'ovvietà di questo discorso, non bisogna
dimenticare che la pubblicità parla un linguaggio tutto suo, fatto
di miti e di iperboliche capacità del prodotto, il tutto inserito in
un contesto fantastico, surreale, immaginario, che nulla ha da
spartire con la realtà: se il discorso pubblicitario si limitasse a
perseguire pedissequamente il reale non vi sarebbe alcun bisogno
della pubblicità stessa e delle logiche del marketing. Invece, ogni
marca è libera di veicolare i valori che desidera così come ogni
consumatore è altrettanto libero di condividere o respingere quei
valori, ritrovandoli magari in una marca diversa: ad esempio, il
sottoscritto preferisce la marca “Garofalo”.
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